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L'incredibile vita di Norman

  • Uscita:
  • Durata: 118min.
  • Regia: Joseph Cedar, Joseph Cedar
  • Cast: Richard Gere, Lior Ashkenazi, Michael Sheen, Michael Sheen, Hank Azaria, Steve Buscemi, Charlotte Gainsbourg, Steve Buscemi, Yehuda Almagor, Charlotte Gainsbourg, Lior Ashkenazi, Dan Stevens, Michael Sheen, Neta Riskin, Josh Charles, Hank Azaria, Jonathan Avigdori, Harris Yulin, Yehuda Almagor, Dan Stevens, Harris Yulin, Caitlin O'Connell, Josh Charles, Hank Azaria, Yehuda Almagor, Harris Yulin, Doval'e Glickman, Harris Yulin, Tali Sharon, Neta Riskin, Andrew Polk, Tali Sharon, Jorge Pupo, Charlotte Gainsbourg, Andrew Polk, Isaach de Bankolé, Jorge Pupo, Maryann Urbano, Jay Patterson, Maryann Urbano, Doval'e Glickman, Hank Azaria, Jonathan Avigdori, Josh Charles, Jay Patterson, Jonathan Avigdori, Josh Charles, Caitlin O'Connell, Ann Dowd, Amelie McKendry, Andrew Polk, Caitlin O'Connell, Ann Dowd, Jorge Pupo, Andrew Polk, Scott Shepherd, Amelie McKendry, Maryann Urbano, Yuval Boim, Scott Shepherd, Jorge Pupo, Davide Borella, Yuval Boim, Ann Dowd, Maryann Urbano, Ann Dowd, D.C. Anderson, Amelie McKendry, Davide Borella, D.C. Anderson, Scott Shepherd, Amelie McKendry, Hannah Yun, Scott Shepherd, Miranda Bailey, Hannah Yun, Yuval Boim, Davide Borella, Yuval Boim, D.C. Anderson, Davide Borella, Hannah Yun, D.C. Anderson, Hannah Yun, Miranda Bailey, Miranda Bailey, Isaach de Bankolé, Doval'e Glickman
  • Prodotto nel: 2016 da OREN MOVERMAN, GIDEON TADMOR, EYAL RIMMON, DAVID MANDIL, MIRANDA BAILEY, LAWRENCE INGLEE PER COLD IRON PICTURES, BLACKBIRD, MOVIE PLUS, OPPENHEIMER STRATEGIES, TADMOR
  • Distribuito da: LUCKY RED IN ASSOCIAZIONE CON 3 MARYS ENTERTAINMENT (2017)

Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

Norman è un navigato affarista di New York alla disperata ricerca di attenzioni e amicizie che possano cambiargli la vita. La sua è una corsa continua a soddisfare i bisogni degli altri nella speranza di trovare un giorno rispetto e riconoscimento da sempre desiderati. Quando viene eletto Primo Ministro un uomo a cui anni prima Norman aveva fatto un favore, quel giorno che tanto aveva desiderato sembra finalmente arrivato. Ma sarà davvero come lo immaginava?

Dalla critica

  • Cinematografo

    Un nuotatore esperto conosce i segreti del mare e, nella tempesta, sa quando è il momento di aggrapparsi a un pezzo di legno per mantenere la testa fuori dall’acqua. È la storia di Norman Oppenheimer, un imbroglione dal cuore d’oro che si specchia nella vita degli altri. Non è un manipolatore o un lupo di Wall Street, le sue giornate scorrono all’inseguimento di qualche falso traguardo. In fondo Norman non ha nessuno a parte se stesso, e dove vada a dormire rimane un mistero. Forse nella cantina di una sinagoga, forse nel parco: il muro di bugie non si riesce a scalfire. L’eterno ufficiale e gentiluomo Richard Gere interpreta un uomo sconfitto dalla vita, che telefona notte e giorno per arrampicarsi sulla parete del successo. Sembra quasi di rivedere il barbone de Gli invisibili in L’incredibile vita di Norman , con un po’ più di estro e una buona parlantina. Sul suo biglietto da visita si legge “consulente strategico”, ma in realtà Norman è impenetrabile come la nebbia, è il riflesso di una società classista che spinge l’indifeso verso il basso. L’ottimo partito di Pretty Woman ha buttato gli abiti eleganti per diventare quello che tutti evitano: il rompiscatole di professione, l’imbucato alle cene di famiglia, che millanta conoscenze ai piani alti quando non sa dove passare la notte. Gere strega ancora con il suo fascino, diverte nella burrasca e si destreggia in una sterminata rubrica telefonica. Norman brama la felicità e cerca di soddisfare la sua anima e il prossimo, come un antieroe alla ricerca della redenzione. Ma gli squali non hanno il cuore tenero. Il regista Joseph Cedar gira una commedia ironica, che gioca con l’umorismo in salsa yiddish per raccontare il dramma dei vinti. Il protagonista crede nei principi della Torah e si comporta come un ebreo – cortigiano al servizio dei potenti, che accarezza Shakespeare e punta al cinema irraggiungibile di Woody Allen. Tutti conosciamo un “Norman” e ancora una volta il cinema si dimostra il più grande testimone del nostro tempo.

  • Corriere della Sera

    Non è un personaggio simpatico Norman Oppenheimer (...). È appiccicaticcio, invadente, ai limiti dell'untuoso. Veste senza eleganza, con quella borsa sempre a tracolla, la coppola calcata in testa, la sciarpa a ripararlo dal freddo newyorkese. Anche i capelli sono troppo lunghi, lontani dai tagli alla moda. A noi italiani può ricordare certi personaggi di Sordi, con la loro contagiosa sgradevolezza, che ti fanno star male perché intuisci i loro errori, che stanno per ficcarsi in un pasticcio o in un vicolo senza uscita. (...) Curioso scegliere un personaggio così come eroe di un film, perché invece dell'empatia scatta la voglia di tenerlo a distanza. E all'inizio del film sembra quasi che la regia di Joseph Cedar si diverta a farci vedere solo le sue gaffe, i suoi vani sforzi, le mancanze di tatto e di sensibilità (...). Che ci fa Richard Gere in un personaggio così? Eppure, dopo un po' le cose cambiano, il film (e con lui il personaggio) prende un altro ritmo, la storia si fa più accattivante e 'L'incredibile vita di Norman' svela quello che nascondeva: una riflessione senza infingimenti ma anche senza pregiudizi sul mito dell'«ebreo cortigiano», il suo bisogno di prodigarsi per gli altri perché così trova giustificazione ai propri occhi per la propria ambizione e la propria natura, vertiginoso aggiornamento del monologo shakespeariano (...) ai tempi della finanza e della politica. E la prova di Richard Gere cresce esponenzialmente, come quella di un piccolo, moderno Shylock, la cui tragicità non discenderà più dal confronto con la freddezza della giustizia o con la sete di vittoria (come invece fanno i suoi «nemici»), ma piuttosto dalla capacità di superare proprio quelle tentazioni con un gesto di generosità che fino a quel punto non avresti immaginato. Ancor più folgorante perché acceso da un inaspettato ribaltamento, capace di illuminare retrospettivamente e positivamente le tante ambiguità che si erano accumulate prima. (...) la forza del film, e la sua giustificazione, è anche nell'aver evitato ogni possibile schematismo morale (...) Per il suo primo film in lingua inglese, il regista Joseph Cedar (che è nato a New York ma è cresciuto a Gerusalemme e che fino a ora aveva girato solo in lingua ebraica) non ha voluto far sconti a nessuno, né al ricco mondo della finanza, né a quello non meno astioso della sinagoga né tanto meno a quello della politica (alcune scene si svolgono nella Knesset, a Gerusalemme). La storia, i personaggi gli servono per raccontare quel mondo identitario ma anche aspirazionale e insieme totalitario - l'universo dell'ebraitudine - che tutto pensano di conoscere e che forse nessuno, nemmeno gli stessi interessati, conoscono veramente e che l'«incredibile vita» di Norman racconta con sensibilità e originalità.

  • La Repubblica

    Film interessante e originale sotto più punti di vista. (...) Gere si carica di un personaggio tra i più belli degli ultimi tempi: un loser trascurato e goffo, specie di moderno Shylock che fa il lavoro sporco per i potenti mediando favori per chi non vuole chiederli da sé. Affascinato dal potere e destinato a sperimentarne la crudeltà sulla propria pelle. Gere gli regala un'ottima interpretazione. Quanto a Joseph Cedar, la sua regia d'impostazione teatrale è movimentata da schermi invisibili che convocano nella stessa inquadratura personaggi distanti nello spazio.

  • Il Mattino

    Una minicommedia newyorkese alla Woody Allen, ma senza Woody Allen. L'approccio indurrebbe subito allo scetticismo, se non fosse che «L'incredibile vita di Norman» si fa ovviamente notare ed eventualmente scegliere perché il protagonista si chiama Richard Gere. Attenzione, però, qui non si tratta dell'ennesima prestazione portata a termine col pilota automatico, bensì di una delle migliori interpretazioni di sempre del magnifico sessantottenne: mentre la trama oscilla sin troppo tra rapsodici capitoletti improntati alla farsa e al sogno, la bonomia e l'ironia, lo smarrimento e la tragedia, l'attore costruisce con estrema accuratezza e altrettanta scioltezza l'identikit di un personaggio importante, di quelli, cioè, che nel corso della medesima sequenza ami e poi disprezzi o viceversa. (...) Il film (...) non è un granché, le frecciatine politiche al di qua e al di là dell'Oceano sono spuntate e anche il colpo di scena finale è alquanto telefonato, ma la confezione tirata via col minimo del necessario garbo è, come premesso, via via sempre più ravvivata da uno dei più sorprendenti Gere che si ricordino. Non solo resta sottilmente fascinoso a dispetto del truccatore e il costumista, ma si destreggia sul filo dell'ambiguità di sentimenti e comportamenti come riesce solo ai sommi acrobati della recitazione.

  • La Stampa

    Uno sfumato, calibratissimo Richard Gere conferisce al personaggio misteriosa, ambigua umanità; e il cineasta israelita/americano Joseph Cedar provvede a inquadrarlo nella cornice dell'Upper West Side, contornandolo di un ottimo cast e dimostrando buona conoscenza dei complessi rapporti fra Tel Aviv e l'establishment ebraico newyorkese. Ma per capire il vero senso del film bisogna andare alla parabola che corre sotto la superficie. Parabola giocata sui personaggi bifronti di Norman e Micha, che lascia emergere essenziali temi identitari: volontà individuale e ironia del fato, desiderio di integrazione e sentimento di appartenenza, attitudine al compromesso e aspirazione all'assoluto. Cedar sceglie una chiave quasi onirica di racconto, laddove sarebbe stato più incisivo spingere il tasto brechtiano evocato dalle musiche alla Kurt Weill di Jun Miyake: e tuttavia, a dispetto del fatto di non essere sempre all'altezza delle ambizioni, il film possiede un che di denso e intrigante.

  • Il Manifesto

    (...) il dramma politico di Joseph Cedar impressiona per il suo cast di stars in cerca d'autore. A cosa serve questo parterre di nomi? Per prima cosa, a tenere insieme una sceneggiatura rammendata e vacua. Missione ovviamente fallita: ché non c'è niente di più imbarazzante di un gruppo di eccellenti attori che pedala nel vuoto. Certo, si potrebbe dire che l'erranza è l'idea stessa del film: il fixer non ha fissa dimora. Passa da un luogo ad un altro, da una conversazione ad un altra, cercando senza riposo di connettere un problema a una soluzione. Norman è una connessione, senza esistenza propria. E lo stesso finisce per dirsi di 'L'incredibile vita di Norman', e del suo infaticabile affaccendarsi a mettere insieme una scena con la successiva, fino a che il colpo di teatro interrompa il supplizio. Il regista, Joseph Cedar, è di quelli che pensano che un film su un personaggio fastidioso e imbarazzante debba essere a sua volta tale. Ma il difetto principale del suo film non è tanto nel soggetto, irritante ma innocuo, quanto nella cornice, la quale dà per scontato che in Israele esistano e abbiano una qualche chance di essere eletti primo ministro dei politici pragmatici, pronti a «discutere con tutti», per trovare la pace. Pura ideologia.

  • Il Messaggero

    Vagamente ispirato alla figura storica di Joseph Süss Oppenheimer (1698-1738) e diviso in quattro atti dalle didascalie d'apertura ironiche, il film di Cedar ci propone un vecchio Gere imbruttito (orecchie a sventola) in cerca dell'Oscar (potrebbe arrivare la nomination) anche se il suo personaggio è troppo abbozzato per diventare realmente tragico.

  • Il Fatto Quotidiano

    Non fosse totalmente aritmico, il quinto lungo del talentuoso israeliano Cedar (potenti i suoi precedenti 'Beafourt' e 'Footnote') sarebbe un film magnifico; peccato si trovi a indugiare nel periplo delle 'House of Cards' in salsa giudaica senza tuttavia mutuarne la forza drammaturgica. Richard Gere però colpisce al cuore per la bravura.

  • Il Giornale

    Il film parte in salita, nel senso che ci metterete almeno dieci minuti per entrare nell'ordine delle idee e capire di cosa tratti il soggetto, sommersi da frenetiche informazioni sul lavoro del protagonista, decisamente più confusionarie che utili. Tenete duro perché, pagato lo scotto iniziale e prima di rimpiangere i soldi sborsati per il biglietto, entrerete in un meccanismo coinvolgente che vi sedurrà fino ad un finale non scontato. Molto del merito di tutto questo va a un ritrovato Richard Gere che, contingentato il suo solito campionario di occhi strizzati, conferma, una volta di più, di essere un signor attore. Talmente bravo che finirete per prendere a cuore le peripezie del suo Norman Opphennaimer (...) Un film a metà tra commedia e dramma, che prende in giro gli ebrei (dal politico al rabbino), ma senza cattiveria. Sarebbe limitante, però, ascrivere la pellicola solo a questo. In realtà, è un bel ritratto umano, ottimamente scritto, delicato, che potrebbe rappresentare il manifesto di una generazione che si è dovuta «improvvisare» per sopperire alla crisi occupazionale. Con finale spiazzante.

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